Diario di Vale

Curare è prendersi cura!

Questo il titolo di uno dei tanti libri scritti da Franco Mandelli, conosciuto da tutti come “il Professore”.

Una frase semplice che riesce a veicolare immediatamente l’umanità di un uomo che ha fatto della sua professione la ragione della sua stessa vita.

Ematologo di fama internazionale, medaglia d’oro al merito nella sanità pubblica, primario e professore emerito, da sempre impegnato nella lotta contro il cancro insieme ai suoi volontari.

Ho sempre sentito il suo nome “viaggiare nell’aria” ma poi Franco Mandelli è diventato un punto di riferimento senza che lui potesse saperlo.

Tutto è iniziato quando nella mia famiglia, in particolare in una persona che porto nel cuore, è apparso un nome fastidioso: mieloma.

Non sapevo cosa significasse e avrei desiderato non dover conoscere mai cosa celasse quella parola.

Ma prima o poi bisogna fare i conti con la realtà e così, preso coraggio, ho scelto di saperne di più.

Con timore ho cliccato su google digitando quella parola e mi è comparsa questa scritta: mieloma, AIL.

Ho scoperto che esisteva un mondo che non conoscevo, che “il Professore” con lungimiranza aveva fondato nel lontano 1969.

Era proprio l’AIL, una rete di volontariato fatta di medici, infermieri, tecnici di laboratorio di cui Mandelli è stato presidente per anni.

Già il simbolo dell’AIL, Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e mieloma, la dice lunga sul tratto umano che ha sempre contraddistinto Mandelli.

Si tratta di tre persone che si tengono per mano, una, quella centrale, è di colore diverso, rossa: a testimonianza che le difficoltà possono cambiarci ma anche essere affrontate insieme.

Su quel sito ho trovato le risposte alle domande che cercavo…

Ho scoperto che la mia paura era quella di tante persone e che, prendendosi per mano proprio come nel logo AIL, si poteva trovare la forza per affrontare il mieloma e le altre parole che come me facevano paura a tanti.

Inconsapevolmente, Franco Mandelli è diventato un faro, per me e per tanti.

La straordinarietà dell’uomo che oggi ci ha lasciato non sta solo nelle sue pubblicazioni scientifiche ma nell’amore per i suoi pazienti…

Per aver dimostrato che fare il medico non significa semplicemente individuare il farmaco di cui il nostro corpo ha bisogno ma prendersi cura anche dell’anima che necessita di farmaci più complessi, speciali…

Per guarire un corpo anche l’anima deve volerlo e il Professore lo aveva capito perfettamente…

Mi sarebbe piaciuto incontrarlo per dirgli grazie per aver in qualche modo sacrificato la sua vita per migliorare quella di molti.

Avrei voluto osservare quello sguardo dolce e caldo dal vivo, avrei desiderato trovare il modo di ricambiare il suo impegno…

Forse l’unico modo che abbiamo per onorarlo è continuare in qualche modo sulla strada che lui stesso ha tracciato per primo.

Curare è prendersi cura: facciamolo con le persone che amiamo, abbracciamole, prendiamole per mano quando la difficoltà sembra prendere irrimediabilmente il sopravvento…

E quando le nostre forze sembreranno lasciarci sono sicura che ci basterà ricordare quel sorriso rassicurante che ha saputo scaldare il cuore di tanti, offrendo una speranza…

Addio Professore, ovunque Lei sia ed infinite grazie!

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