Diario di Vale

Francesco, mirabile creatura!

Se c’è un Santo che mi affascina da sempre è senza dubbio Francesco.

Sì, Francesco!

Mi piace chiamarlo con il suo nome senza farlo precedere dal canonico San perché ammiro l’uomo come si fa con un buon amico.

Francesco è capace di far amare ogni istante della sua vita perché prima di scoprire la sua vocazione religiosa è stato un uomo a tutti gli effetti.

Sognava di essere un cavaliere come tutti i giovani della sua età, desiderava potersi circondare della gloria che gli sarebbe arrivata dalle vittorie nel campo militare.

Aveva quello che ogni ragazzo di tutti i tempi sogna: una famiglia che lo amava incondizionatamente, una posizione sociale di rilievo, ricchezze delle quali potersi servire anche solo per un capriccio.

Bastò un imprevisto a sconvolgere i piani della sua vita: il periodo trascorso nella prigionia lo mise di fronte al vero Francesco.

Da lì scelse di mettere in discussione la sua vita, rinunciò alle ricchezze scegliendo di spogliarsi in una Piazza sotto gli occhi degli amici che non lo riconoscevano più e lo schernivano ma soprattutto sotto lo sguardo del padre.

Dedicò la sua vita alla cura dei malati, aprì le sue braccia per accogliere i lebbrosi, rifiutati e ghettizzati dalla società.

Passò gli anni mendicando e predicando il Vangelo, facendosi egli stesso testimone vivente del messaggio di Cristo.

Aveva ragione Dante a definirlo “Oriente”, a paragonarlo al sole che sorge.

Ma le parole di quel sommo poeta raggiungono la perfezione quando afferma che  Francesco scelse di sposare “Madonna Povertà”.

Francesco e la Povertà sua moglie si amavano a tal punto che

“La lor concordia e i lor lieti sembianti,
amore e maraviglia e dolce sguardo
facieno esser cagion di pensier santi”.

Così Dante descrive quel legame che spinse tanti altri giovani a seguire l’esempio del giovane di Assisi.

La sua breve vita fu intensa: Francesco fu un nuovo Cristo, visse il dolore delle stigmate e fu tormentato da una grave malattia agli occhi che gli costò la cecità.

Eppure continuò ad amare la vita ed arrivò al punto di celebrarla dopo una notte di dolore dalla quale nacque un prodigio: “Il Cantico delle Creature”: potete godere della versione musicata dal talento di Angelo Branduardi.

Dopo quella notte di fatica dolorosa Francesco contempla le meraviglie del mondo, loda Dio, la natura, arrivando a definire sorella anche la morte che a noi uomini spaventa sempre.

Quel testo è l’emblema della bellezza della semplicità: è il più antico componimento poetico di cui conosciamo l’autore.

Francesco ancora una volta è rivoluzionario e ci consegna un elogio in una lingua che potesse essere compresa da tutti.

In quella scelta c’è l’essenza della sua straordinarietà: egli non è per pochi ma per tutti, non sceglie il latino ma parla in volgare affinché ogni uomo possa ammirare quella bellezza che i suoi occhi indeboliti e fragili non si stancavano mai di contemplare.

Ecco allora il vero miracolo di Francesco: è la capacità di donarsi completamente, di amare senza condizioni, di sovvertire gli schemi sociali in nome di una scelta di vita portata avanti anche dopo la morte, con quelle membra affaticate sepolte nella nuda terra.

Grazie Francesco per averci insegnato che solo diventando di tutti saremo davvero nostri!

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