Diario di Vale

Il gelso tinto dall’amore…

Ho sempre creduto che l’amore sia il motore del mondo, quel colore capace di tingere il quadro che ciascuno di noi sta dipingendo della propria vita con i colori più brillanti.

È come una pennellata di rosso su una pagina bianca: fino a ieri quel colore tenue e pacato ci appagava, era tutto per noi ma alla prima goccia rossa tutto ha acquistato magicamente un altro sapore.

Per questo voglio raccontarvi una storia, la storia del gelso bianco tinto dall’amore.

Due giovani babilonesi, Tiramo e Pisbe, si innamorano follemente ed iniziano così una storia d’amore meravigliosa.

A rompere questo dolcissimo idillio l’arrivo di una lite tra le rispettive famiglie: i due giovani sono costretti a rinunciare l’uno all’altra.

Vengono così rinchiusi in un piccolo angolo delle loro dimore ma, incredibilmente, a separarli è solo un muro con una fessura.

Ebbene, quella fessura diventa il luogo in cui potersi ancora scambiare baci, in cui potersi fiorare e sussurrarsi frasi dolcissime.

Ma l’amore è esigente, si nutre della vista dell’amato e non può essere rinchiuso in una gabbia d’odio.

I due trovano il modo di fuggire, scappano tra le distesi verdi dell’agrigentino finché non raggiungono una pianta di gelso sotto la quale scelgono di ristorarsi.

Trascorrono così la più dolce delle notti di passione finché Tisbe decide di raggiungere una fonte d’acqua che era lì vicino dove però si stava abbeverando una leonessa.

Colta dalla paura fugge, perdendo così il velo con cui si era coperta il viso durante la fuga.

Proprio su quel tessuto la leonessa, avendo percepito una presenza nei paraggi, si precipita sporcandolo con il sangue della sua ultima preda.

Solo qualche istante dopo, Piramo giunge alla fonte e vedendo il velo dell’amata intriso di sangue crede che la sua Tisbe sia morta.

La sua vita non ha più senso senza di lei: estrae allora il suo pugnale e si uccide ai piedi del gelso.

Poco dopo arriva anche Tisbe che, complice un tempismo imperfetto, uscita dal suo nascondiglio dopo la fuga dalla leonessa, trova il suo amato morto sotto il gelso.

La giovane non riesce più a tornare a quella pagina bianca che rappresentava la sua vita prima dell’arrivo di Piramo: decide dunque di uccidersi, cercando di ricongiungersi al suo amato, alla ricerca di quel colore brillante che le aveva reso luminosa l’esistenza.

Nell’istante prima di togliersi la vita rivolge un invito al gelso, la pianta che in qualche modo è stata testimone della loro unione:

“Per sempre i tuoi frutti si tingeranno di rosso scuro, nel ricordo di noi due, innamorati, che ti bagnammo con il nostro sangue”.

Le leggenda vuole infatti che il gelso bianco si sia tinto di rosso per via del sangue dei due giovani di cui quella terra si è imbevuta.

Da lì le radici lo hanno assorbito e quella linfa rossa ha raggiunto i frutti tingendoli di un rosso speciale, il rosso dell’amore.

In questa versione ovidiana di Romeo e Giulietta, è raccolto il senso dell’amore, rappresentato da quella mora color rosso.

Un’esplosione di dolcezza che può essere colta con cura, solo a mano, facendo attenzione a non rompere quell’involucro sottile e delicato che ne contiene il sapore.

Il gelso rosso è allora la metafora dell’amore: un frutto esigente, dolcissimo ma al tempo stesso fragile, proprio come la vita di Tiramo e Pisbe che all’amore si sono consacrati per sempre.

Gustando allora quella mora prelibata, vedremo le nostre dita colorarsi leggermente di rosso:

penseremo allora al potere dell’amore che colora le pagine della nostra vita rendendoci diversi ogni giorno e in qualche modo migliori… 

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