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Lucrezia Borgia e Santa Caterina da Siena: un legame possibile grazie alla fede

Ricorre oggi l’Anniversario della scomparsa di Santa Caterina da Siena, una figura femminile importante al punto di rivestire contemporaneamente il ruolo di Compatrona d’Italia con San Francesco d’Assisi e di Patrona d’Europa.

Oggi però voglio svelarvi qualcosa di diverso…

Che legame ci può essere tra una donna il cui cognome era così ingombrante da precederla al punto di schiacciarla e invece un’altra che ha sacrificato ogni istante della sua esistenza all’altro?

La fede!

Le due donne in questione sono da un lato Lucrezia Borgia e dall’altro invece Santa Caterina da Siena.

Vi sembrerà un ossimoro questo accostamento ma scoprirete un aspetto sconosciuto di questa figura emblematica del Rinascimento Italiano.

Caterina sviluppa un attaccamento a Gesù fin dall’infanzia, con la sua prima apparizione a soli 6 anni; quando, dodicenne, tentano di maritarla, lei si rifiuta tagliandosi i capelli e coprendo il capo con un velo.

Caterina riesce a far coincidere la sua vocazione con l’aspirazione della sua vita, entrando a far parte delle “Mantellate” ossia di quelle terziarie domenicane così soprannominate per via del mantello nero che copriva la veste bianca che erano solite indossare.

Caterina vive in un’Europa tormentata, fatta di guerre, pestilenze, trasmettendo un messaggio di carità per i poveri ed i malati, peregrinando in quelle stesse terre e facendosi testimonianza viva.

Per questo San Giovanni Paolo II la nominerà Patrona d’Europa, definendola “messaggera di pace” ma anche “mistica della politica”: Caterina infatti non teme di lanciare moniti ai potenti della Terra come nel caso di Papa Gregorio XI, invitandolo ad abbandonare la sede di Avignone per tornare a Roma.

Vi chiederete cosa c’entri a questo punto Lucrezia Borgia: ebbene la sua devozione nei confronti di Santa Caterina è totale, basti pensare che quando si trasferisce a Ferrara per il suo matrimonio con Alfonso D’Este, sceglie di portare con sé una biblioteca personale tra cui possiamo annoverare anche “Le Epistole di Santa Caterina da Siena”.

Stando a quanto ci raccontano le fonti, questo legame spirituale sarebbe da rintracciare nell’eredità di Rodrigo Borgia, un aspetto che non ci stupisce: siamo perfettamente coscienti di quanto la giovane Lucrezia subisse il fascino intellettuale paterno.

Ma c’è di più: Lucrezia era stata educata nel monastero romano delle domenicane di S. Sisto, i domenicani dunque rappresentano un punto fermo nella sua vita.

Sono le vicende tormentate che accompagnano la sua vita a spingerla a cercare conforto nella fede. Lucrezia infatti inizia ad indossare il cilicio, s’iscrive al Terz’ordine francescano, legandosi ai seguaci di San Bernardino e di Santa Caterina da Siena appunto.

Dalla Santa che oggi festeggiamo eredita l’amore per i poveri, il bisogno di praticare la carità: fonda per questo il Monte di Pietà di Ferrara.

Lucrezia vive anche un vivido scambio di missive con il domenicano Tommaso Caiani e, non a caso, in punto di morte dirà: “sono di Dio, per sempre”.

Mi piace pensare allora che Lucrezia si sia sentita parte di quei potenti della Terra che Caterina non aveva paura di ammonire, che in quella sensibilità femminile vocata a Dio sia riuscita ad individuare un modello da seguire.

Troppe volte questa ducissa sublacense è stata letta con occhi inclementi: la storia è in debito con lei, un debito che per prima la Città di Subiaco, che le ha dato i natali, deve cercare di riscattare.

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