Diario di Vale

Restiamo umani…

Mi sorprende sempre come la letteratura riesca a fotografare l’uomo, mostrando di lui ogni lato, ogni aspetto.

La vita umana non è altro che l’alternarsi del meglio e del peggio di ognuno di noi e quando una qualche emergenza inattesa si profila all’orizzonte, è come se questa danza tra bene e male prendesse un ritmo sfrenato.

E’ quello che stiamo vedendo negli ultimi giorni in Italia che sta mostrando quanto la paura si faccia spazio velocemente.

Il coronavirus non è più la malattia dei cinesi e delle loro discutibili abitudini alimentari bensì una piaga che ammalerà tutti con una velocità che sta sorprendendo gli stessi uomini di scienza.

Il coronavirus è il nuovo protagonista dei media: non c’è canale televisivo che non ne parli, giornale che non lo scriva e non solo in Italia.

Sfida i confini nazionali, se ne frega di accordi politici, di tentativi di arginare lo stato di emergenza: viaggia ad una velocità incontrollata.

Il coronavirus ha reso uguali tutti gli uomini al di là delle loro nazionalità, soprattutto nelle loro reazioni.

Proviamo a leggere questi due passi letterari e vediamo cosa accade.

E lasciamo stare che l’uno cittadino l’altro schifasse e quasi niuno vicino avesse dell’altro cura e i parenti insieme rade volte o non mai si visitassero e di lontano: era con sì fatto spavento questa tribulazione entrata ne’ petti degli uomini e delle donne, che l’un fratello l’altro abbandonava e il zio il nipote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il suo marito; e (che maggior cosa è e quasi non credibile), li padri e le madri i figliuoli, quasi loro non fossero, di visitare e di servire schifavano.
“Il sospetto e l’esasperazione, quando non sian frenati dalla ragione e dalla carità, hanno la trista virtù di far prender per colpevoli degli sventurati, sui più vani indizi e sulle più avventate affermazioni”.

Sono estratti di due autori diversi, che descrivono la stessa epidemia ma in due periodi storici diversi: il primo è di Boccaccio mentre il secondo di Alessandro Manzoni.

Da un lato troviamo descritto perfettamente l’egoismo che la malattia risveglia nel cuore dell’uomo, la perfetta distruzione della capacità di vivere in comunità esasperando un razzismo non solo con il vicino ma con chi, addirittura, ha il nostro stesso sangue.

Dall’altro lato invece vediamo come la paura incontrollata, il panico privo di coscienza scientifica produca solo un risultato: trovare necessariamente un colpevole che spesso si rivela solo uno sventurato.

L’uomo mostra la sua disumanità, si lascia sopraffare dalla psicosi e così perde la sua stessa natura di mammifero, la capacità di preoccuparsi per l’altro cercando a tutti i costi un capro espiatorio su cui sfogare la sua ira.

La lungimiranza di Boccaccio e Manzoni non si limita solo alla capacità di descrizione delle reazioni di fronte alla paura.

Nelle loro opere, risalenti a secoli fa, è nascosto anche l’antidoto al dilagare di questa follia:

restare umani e, mi permetto di aggiungere, confidare nella scienza.

Una domanda mi assale da ore: se questo atteggiamento egoista e disumano si fosse radicato nei cuori dei nostri operatori sanitari a chi avremmo affidato le nostre vite?

Se anche loro avessero messo al primo posto la propria vita e quella dei loro cari chiudendo in quarantena le proprie competenze, a che punto saremmo adesso?

Il miglior modo che abbiamo per dimostrare riconoscenza a tutti loro è ascoltare i consigli che ci forniscono, fare della prevenzione la nostra parola d’ordine abbandonando definitivamente il panico.

Si dice spesso che l’uomo sia sempre uguale a se stesso ma questa volta abbiamo la possibilità di mostrare che secoli di storia possono radicare un’evoluzione nel nostro vivere civile.

Abbiamo il dovere di dimostrarlo a noi stessi e al mondo intero che oggi più che mai ci guarda con grande attenzione!

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