Diario di Vale, Il diario di oggi

Se Venezia annega…

Se c’è una cosa che mi affascina da sempre del mare è senza dubbio quella melodia costante che produce.

E’ affascinante perché non si ripete mai uguale, è impossibile perché non esistono sequenze di onde identiche.

Eppure, quel suono dell’acqua che si infrange sugli scogli o che dolcemente giunge alla riva, quasi per incantare chi la ammira, riesce a produrre qualcosa di unico.

Se poi l’acqua del mare si sposa con la terra non può che nascere un connubio meraviglioso capace di stregare il mondo intero: Venezia ne è la prova.

Nata in seguito ai primi geniali insediamenti romani, Repubblica marinara, gioiello italiano invidiato a tal punto da essere riconosciuto in tutto il mondo, la Serenissima con la sua bellezza ha saputo far innamorare chiunque abbia avuto il privilegio di ammirarla.

In effetti si tratta di una vera e propria città costruita sull’acqua, un capolavoro ingegneristico dove il peso dei palazzi è sorretto da una combinazione di tronchi in legno che poggiano a loro volta sulla pietra d’Istria.

Questo sistema è stato da secoli la salvezza di Venezia, la sua unica possibilità di sopravvivenza.

Eppure proprio l’acqua, l’elemento naturale che insieme alla terra ha prodotto la sua genesi, sembra essersi trasformata nella sua più grande nemica.

In questi giorni le immagini della città sommersa, del livello della marea record che ha ricordato quanto accaduto nel 1966, hanno richiamato l’attenzione di tutti noi italiani.

Nella mia mente ha iniziato a risuonare la canzone scritta da Francesco Guccini intitolata “Venezia”, una storia che con incredibile lucidità sembra presagire quanto abbiamo visto nelle ultime ore.

La canzone intreccia il destino della città alla morte di parto di una giovane donna, Stefania.

La ragazza è morta mentre dava la vita così come la nostra amata Venezia sembra affogare perché

“è anche un sogno, di quelli che puoi comperare, 
però non ti puoi risvegliare con l’ acqua alla gola, e un dolore a livello del mare”.

Se è vero che la Serenissima è un sogno fragile, se è vero che rischia di allagare, tutti noi abbiamo il dovere di tentare di salvarla.
Perché Venezia rappresenta l’Italia nel mondo e se muore affogata trascinerà con sé tutti noi che saremo complici di aver lasciato che Poseidone, nella sua eterna sete di bellezza, se la porti negli abissi.

Come Stefania è morta dando la vita, la città sull’acqua rischia di essere sommersa per sempre donandosi ogni giorno finché riuscirà nella sua bellezza indicibile.

E se Venezia muore, morirà una parte unica non italiana ma mondiale.

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