Diario di Vale

SOS Celiachia

Se c’è una cosa che non vi ho raccontato a proposito di me tra “Le Pagine di Vale” è il fatto che io sia celiaca.

Ricordo ancora quando scoprii questa novità…

Avevo solo dieci anni, ero davvero una bambina e la mia famiglia veniva da un periodo piuttosto complesso.

Mio padre di professione è un parrucchiere: gli era stata diagnosticata un’ernia cervicale, una patologia pericolosa perché in grado di paralizzare gambe ed articolazioni…

Per sei mesi è stato lontano dal suo lavoro, con due piccoli bimbi da crescere: me e mio fratello.

Le spese da affrontare erano molte: io andavo a scuola, mio fratello all’asilo, le bollette da pagare…

Insomma, nel pieno del problema di salute di mio padre che stava lentamente risolvendosi eccone sopraggiungere un altro.

I miei genitori vedevano che c’era qualcosa che non andava in me e così hanno iniziato a cercare di capire cosa si potesse fare.

Mi hanno portato dal pediatra che seguiva me e mio fratello e sono iniziati controlli, prelievi, indagini varie.

La risposta è arrivata univoca, inequivocabile: CELIACHIA.

Era il lontano 2000, ben 18 anni fa e questa patologia non era certamente diffusa come oggi.

Credo di essere stata una delle prime se non la prima in assoluto nel mio paese, Subiaco, a cui fu diagnosticata questa intolleranza.

Non era facile accettare un cambiamento così radicale: ero davvero solo una bambina e mi sembrava tutto così difficile, complicato.

Niente pane, pasta, biscotti, niente pizza (è tra le cose che in assoluto preferisco mangiare ancora oggi), attenzione per ogni tipo di alimento che potesse contenere anche una minima traccia di glutine.

Come se non bastasse non potevo nemmeno fare la Comunione come tutti in Chiesa: le ostie contengono glutine e avrei dovuto partecipare alla Messa bevendo dal calice del vino del sacerdote.

Come poteva una piccola Vale non aver paura di tutto questo?

I primi tempi non sono stati facili, lo riconosco, anche perché non c’era la scelta che abbiamo oggi per gli alimenti senza glutine.

Ricordo che la maggior parte dei pochi prodotti a disposizione erano a base di grano saraceno ed il sapore lasciava piuttosto a desiderare.

Eppure, pian piano, grazie alla presenza costante e fondamentale della mia famiglia, dei miei nonni e di un sacerdote speciale ho capito che non potevo far altro che accettarmi ed amarmi per quello che ero diventata.

Per questo vi sto raccontando questo episodio: tutti noi abbiamo paura dei cambiamenti perché ci mettono davanti a lati di noi che non conosciamo.

Al tempo stesso però quegli stessi cambiamenti ci impongono di avere coraggio, di saper trovare in noi la forza necessaria per affrontare nuove sfide.

Iniziamo la giornata di oggi con questa consapevolezza: DOBBIAMO AVERE CORAGGIO!

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