Il diario di oggi

“W l’Italia che resiste!”

“A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale”.

Questa la proposta dell’allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, emanata dal Principe Umberto II, Luogotenente del Regno d’Italia.

Nel testo compare la parola liberazione che è senza dubbio indicativa del momento storico che il nostro paese stava vivendo.

L’Italia tornava a vita nuova, era finalmente libera da una dittatura durata vent’anni e da una guerra che in cinque anni aveva portato solo morti e distruzione.

La parola liberazione allora indica perfettamente quel lungo e tortuoso cammino con cui di fatto viene conquistata la libertà.

Si tratta di un percorso doloroso, fatto di sofferenza e lotta, prima di tutto interiore.

Quante volte donne e uomini partigiani, eroi di quella rivoluzione, avranno dovuto convincere se stessi a resistere per far sì che la tanto agognata libertà diventasse reale?

Eppure non hanno mai lasciato nei loro cuori spazio alla disperazione, anzi hanno lottato sempre con coraggio cioè con il cuore.

25 Aprile infatti è anche Resistenza, parola che incarna perfettamente lo spirito partigiano.

Resistere significa opporsi, non cedere ad una forza che tenta di spostarci per rimanere saldi, fermi.

Per liberarsi quindi bisogna resistere: solo così si può esistere e per farlo c’è bisogno di un fondamento solido su cui costruire: la Costituzione!

Costituzione è al tempo stesso l’essenza più naturale di qualunque fenomeno e di conseguenza la Legge Fondamentale di uno Stato.

E’ quindi la più bella espressione del nostro essere italiani, orgogliosi figli di una Rivoluzione che ci ha condotto alla Rinascita.

Il 70° anniversario dall’emanazione della Costituzione sarà occasione per scoprire che quel testo è nostra madre perché ogni volta che andiamo a votare ci rende sovrani della res publica ossia re e al tempo stesso tutori del nostro paese.

La Costituzione non proibisce ma incoraggia, spinge a desiderare perché nata dalle macerie di un’Italia capace di vedere nei limiti infinite possibilità.

C’è un aspetto interessante che accomuna tanto la fase della Resistenza quanto quella della redazione del testo costituzionale: il ruolo delle donne.

Durante quel lungo processo che ci ha condotti alla libertà, proprio le donne, nonostante fossero libere dal reclutamento, hanno scelto di combattere volontariamente.

Lo hanno fatto sia con le armi vere e proprie sia armando le menti quindi con la propaganda delle loro idee, sono state fondamentali nella fase di approvvigionamento, nel soccorso ospedaliero, nel trasporto di armi e munizioni.

Il ruolo femminile poi torna anche durante la stessa stesura della Costituzione: 21 le donne presenti all’interno dell’Assemblea Costituente.

Questo a dimostrazione che nasceva davvero un’Italia nuova: libera, capace di resistere lottando per i propri ideali e soprattutto capace di unire tanto la sensibilità maschile quanto quella femminile arrivando così ad una società davvero armonica. 

 

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